Palestra di Teatro Io Ci Sono under 18

     

(tutte le foto di questa pagina sono a cura di Giorgio Olivero)

Il coinvolgimento degli adolescenti come attori anche sociali all’interno di processi creativi di tipo teatrale e linguistico per me significa “lavorare” alla base della società civile per innescare consapevolezza personale all’interno di processi che sviluppino l'autostima, l’immaginazione e lo spirito critico.

Partire da sè per incontrare l'altro è ritornare a sè con un valore aggiunto.
Corpo- voce- pensiero- scrittura sono a servizio di un progetto collettivo in divenire che ha il suo momento pubblico al termine degli incontri.
Una restituzione alla comunità del percorso intrapreso.
La Palestra under 18 è un allenamento alla meraviglia. Alle domande. Alla ricerca.
All'ascolto che genera stupore.
Un lavoro su di sè insieme agli altri: un'educazione all'ascolto.

Le Palestre di Teatro si frequentano presso l'Atlante dei Suoni di Boves.


2018/2019
ECHI E NARCISI
e tu quali fiori lascerai ai bordi dei laghi?
Narciso. Rivive dentro i corpi. E le menti. Di 9 ragazzi adolescenti.
Echi. Narcisi. Portati dentro. In bilico tra sè e altro da sè.
I miti ci raccontano, cioè raccontano noi stessi. Ci interrogano circa la nostra umanità.
Cosa ha da dire questo mito alla costruzione della nostra umanità?
Che cosa te ne fai di uno specchio? Lo interroghi? Lo copri? Lo togli? Lo rompi? Ci lavori? 

2017/2018
MI CHIAMO DOROTHY
Lo spettacolo indaga il territorio dei desideri e del nostro mondo interiore.
In uno spazio che tutti comprende (pubblico e spettatori) rivestire i panni dei vari personaggi diventa un modo per spostare lo sguardo e riconoscersi tutti a fare i conti con la parola DESIDERIO e con la parola MANCANZA.
Si può accedere alla dimensione generativa del desiderio soltanto grazie al trauma virtuoso del limite. Solo se la vita riconosce che non tutto è possibile può far esistere il desiderio come possibilità autenticamente generativa.
MI CHIAMO DOROTHY. 12 Dorothy. 50 kg di mais. 12 vestitini rossi. 12 teste e 12 cuori. 12 paia di piedi scalzi.12 barattoli di miele, 12 ventilatori ed un phon, 12 piccoli perimetri di scotch. E molte cose da dire: sogni desideri e coraggio. MI CHIAMO DOROTHY è adultità.

(pubblicato su Agendarock 25 maggio 2018 a cura di Paolo Bogo)
(...) Un romanzo di formazione perfetto per un laboratorio teatrale come questo, visti i temi che lo caratterizzano: il rapporto con se stessi e il contrasto con i genitori, l’immaginazione e la realtà, il coraggio e la determinazione, il rovesciamento delle apparenze e l’acquisizione della maturità. Spunti intriganti per il lavoro collettivo di riscrittura che è un elemento caratterizzante di quest’anomala scuola, che fa fare “teatro d’avanguardia” a degli adoloscenti.
Elisa e le sue magnifiche ragazze non portano in scena le scarpette rosse di Dorothy (e nemmeno il cane Toto!), ma hanno cosparso le scale dell’Atlante dei Suoni e lo spazio della messinscena di 50 chili di mais per riprodurre “the yellow brick road”, il “sentiero dorato” che conduce l’eroina di Baum all’incontro cruciale con Oz. Ci sono, però, anche 12 barattoli di miele per indicare i propri desideri più o meno inespressi, 11 ventilatori e 1 phon per rievocare l’uragano che strappa via la bambina dal suo natio Kansas, 12 perimetri fatti con lo scotch per delimitare la propria identità e 12 vestiti rossi perché tutte le giovani attrici sono Dorothy la quale alla fine del viaggio, consumate le suole delle scarpe, può lasciare alle spalle le proprie inquietudini e abbandonare la maschera con cui si presentava al mondo. (...)




2016/2017
SONO RITORNATO:
VIENI A RICONOSCERMI
studio su odisseo su nessuno e ciascuno: chi è ulisse? sono forse io?
Il percorso affronta il tema di Ulisse, e del suo viaggio per tornare.
Il punto di partenza è il poema omerico dell’Odissea alla luce delle “odissee””contemporanee.
Tornare? Cos’è il ritorno? Da dove tornare? Con quale nave? Itaca? E’ tutto lì il problema? Famiglia? Casa? Patria? Destinazione? Dove si va? In che direzione? Perché? Qual è la cosa giusta da fare? Casa o mare? Mare o casa? Ma quale mare? Cosa consideri tu, casa? Per cosa stai lottando? Perché vuoi ritornare? Ritornare per fare cosa, dopo? Ma vale la pena tornare?




2015/2016
GIULIETTA E’ROMEO
non è stato per caso ma per sempre
liberamente tratto da Romeo e Giulietta di W. Shakespeare
Lo spettacolo indaga il territorio dell’amore. Un testo quello di W.S. che parla all’individuo come singola entità alle prese con se stesso. Ma che interpella anche le relazioni interpersonali e più diffusamente le dinamiche dell’essere Comunità.
Rivestire i panni dei vari personaggi diventa un modo per spostare lo sguardo e riconoscersi tutti a fare i conti con la parola “amore” e con la parola “potere”-
Con il traffico dei duelli che continua generazione dopo generazione.
I ragazzi prendono in prestito parole della tragedia per mescolarle con parole scritte da loro stessi. Giulietta è Romeo: è un flusso di azioni e parole dove la vicenda shakespeariana è un pretesto per dire l’incontro con l’altro da sè. La messa fuoco. Le scelte. Le responsabilità individuali e collettive. 

(pubblicato nel numero di giovedì 2 giugno 2016 del settimanale cuneese “La Guida” Paolo Bogo]
IL TEATRO D'AVANGUARDIA di Elisa Dani A Cuneo e dintorni ci sono varie scuole di teatro tenute da insegnanti molto competenti per chi, giovane o adulto, voglia avvicinarsi al teatro. Solo Elisa Dani, però, a Boves, osa catapultare i propri allievi nel teatro di ricerca, proponendo arditi percorsi laboratoriali che li portano a costruire con lei spettacoli spesso poco decifrabili, ma in compenso dotati di un'urgenza che emoziona e comunica, toccando corde non sempre razionali. E' successo quest'anno, ad esempio, per "Giulietta è Romeo", in cui un gruppo di giovani e giovanissimi, alcuni diversamente abili, hanno proposto una riscrittura della tragedia di Shakespeare, che assomigliava più ad una messinscena di Pippo Delbono che al saggio di un gruppo di adolescenti. In uno spazio claustrofobico che aumentava la vicinanza tra attori e spettatori, si è assistito ad una decostruzione del testo che evidenziava quanto le parole possano allontanare, ferire e distruggere e quanto invece, seppur precariamene, possano avvicinare. 


2014/2015
NON VOGLIO
NON SONO PRONTO
NON SONO UNO ZAR
studio sull'opera teatrale di Nino Berrini "L'ultimo degli zar"
Il tema del conflitto mondiale nella ricorrenza del suo centenario.
Prendendo spunto da un’opera teatrale di un’autore locale bovesano: Nino Berrini.
Quest’autore ha scritto un dramma teatrale dal titolo “L’ultimo degli zar”.
La storia affascinante della famiglia zarista di Nicola II.
E' l’unica sua opera mai rappresentata in nessun teatro italiano a causa della censura fascista che ne aveva vietato ogni riproduzione. Noi ci abbiamo provato. L'abbiamo portata in scena.
Il progetto rientra nel Programma Ufficiale delle commemorazioni del Centenario della prima Guerra mondiale a cura della Presidenza del Consiglio dei Ministri - Struttura di Missione per gli anniversari di interesse nazionale. 
“Dal mio petto coleranno gioielli. Inconsapevoli. A difesa del cuore".
                          
(pubblicato nel numero di venerdì 15 maggio 2015 del settimanale cuneese “La Guida” Paolo Bogo]
LA NEVE DI EKATERINBURG Lo spettacolo intitolato “Non voglio non sono pronto non sono uno zar”, si svolgeva nel suggestivo interno della chiesa di Santa Croce a Boves, trasformato in uno spazio surreale con una gigantesca foto di famiglia dei Romanov proiettata sul fondo (e replicata in scena da 7 attori),  un divano, un tappeto, animali di plastica, bambole Barbie, fiori rossi, candele, scatole di aspirine, cappelli militari, un trio di inquiete cameriere in minigonna (e aspirapolvere), la zarina madre in abito da sera in perpetuo movimento, un microfono su di un lato per incongrue esibizioni e/o confessioni.
La parole di Berrini si frantumavano e si mescolavano ad una colonna sonora eterogenea, a gesti spesso simbolici e a frasi emerse dal laboratorio, creando un’atmosfera allucinata, fino alla brusca irruzione della storia nel regale (e infantile) microcosmo: l’attentato di Sarajevo, la guerra, la rivoluzione e infine l’esecuzione dello zar con moglie e figli in quel di Ekaterimburg.
In attesa della strage conclusiva, la zarina madre appare a sorpresa- come un deus ex machina- per recitare “Orfano” di Pascoli facendo scendere idealmente la neve (“lenta lenta lenta”) su un dramma tragicamente assurdo (...)".
                       

2013/2014  
IO NON SONO IL RE
studio sul credo di ogni piccola Antigone
liberamente tratto dall’Antigone di Anouilh
A che gioco stai giocando Antigone? Perché compi questo gesto? 
Per gli altri, Per chi ci crede? Né per gli altri, né per tuo fratello, per chi allora? 
Cos’è una legge giusta o ingiusta? Qual è il confine tra le due? E tu da che parte stai?
Lo spettacolo indaga il territorio che precede le scelte.
IO NON SONO IL RE è uno spazio rettangolare in cui rivestire i panni di Antigone o di Creonte diventa quasi un gioco di squadra. Un modo per spostare lo sguardo e riconoscere in sè le proprie piccole e grandi guerre per decidere.
IO NON SONO IL RE è un ultimo desiderio. Quello che ti rimane in gola e quello che vorresti si avverasse prima di morire.

(pubblicato nel numero di venerdì 30 maggio 2014 del settimanale cuneese “La Guida” Paolo Bogo] I COCOMERI DI ANTIGONE: (...) Ne è risultato un lavoro interessante e coraggioso: “Io non sono il re”, andato in scena il 2 maggio all’Atlante dei Suoni, nell’ex filanda "Favole” di Boves. Niente palcoscenico, ma uno spazio rettangolare (delimitato con del nastro adesivo), all’esterno del quale era seduto il pubblico. In scena: due letti, scatoloni, specchi, giocattoli e altro ancora. Reiterando spesso gesti e formule verbali, i ragazzi hanno ri-raccontato il dramma di Antigone, alternando toni ironici (le t-shirt con la scritta “Creonte forever”) e tragici, momenti fedeli al mito e riferimenti prepotentemente personali. Complici le scelte musicali, le luci e i vestiti tra casual, sportivo e chic, il tutto si è dimostrato fresco e non pretestuoso. Con momenti da segnalare come il monologo della brava Maura Mondino e, di fronte al cadavere di Antigone cosparso di petali, il crescendo finale dedicato alle cose in cui credere, dove si intrecciavano vertiginosamente i sorrisi, le lacrime, le parole, le bugie, la forza dei propri nonni, i libri a 9,90 euro, la Nutella e persino i cocomeri."





  


luci e tecnica: Titti Cristina Ferrero
grazie Associazione Origami

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