Palestra di Teatro Fuordiscena over 18

FUORDISCENA è una palestra di Lavoro Teatrale.

Un luogo di ricerca di un' etica dello STARE.
Una palestra d’esercizio e allenamento per corpo voce e pensiero.

Si propone un lavoro tematico in cui mettersi in gioco:
dal punto di vista della scrittura
della ricerca del materiale testuale
di se stessi.

Un confronto continuo perché vi sia un’adesione personale al lavoro.

Ogni anno un nuovo tema:
una nuova occasione per una riflessione collettiva sul vivere.

Il “prodotto” della creazione comune diventa possibilità di relazione con il pubblico e con il territorio.
La restituzione pubblica del Lavoro non avviene in spazi teatrali convenzionali.
Ma in luoghi o non-luoghi della comunità.
Perchè il Teatro ABITI i luoghi del territorio.
Specialmente quelli poco utilizzati o dimenticati.

Gruppi costituiti da persone diverse producono lavori diversi.
Non si prevede una regia del Lavoro a priori.
L'ideazione registica si "misura" durante i mesi di incontro collettivo.
Cucita addosso al gruppo di persone con cui ogni volta di lavora.

La centralità non è la celebrazione dell’attore.
Ma ciò che la condivisione con gli altri mette in moto:

L'attenzione è al processo creativo.

Un processo di condivisione di senso con il pubblico.

In bilico tra arte e vita.


Le Palestre si frequentano presso l'Atlante dei Suoni di Boves.

2018/2019
UN GIORNO RIUSCIRO'
AD ESPRIMERE IL PARADISO
chi sono io o per chi sono io? 
a partire dal saggio di James Hillman UN TERRIBILE AMORE PER LA GUERRA
c/o Atlante dei Suoni Boves
Uno studio sull'amore e sulla guerra a partire dal mito di Ares ed Afrodite.
La guerra è un difetto di immaginazione? Spegni l'ego o spegni l'abat jour? Difficoltà nella visione?
Una guerra di silenzio, un bombardamento di silenzio? Un pò ciascuno non fa male a nessuno?
Dove sta la tua guerra? Perchè la ami? L'amore sazia? Di cosa è affamata ogni battaglia?

pubblicato sul settimanale La Guida il 23 maggio 2019 a cura di Massimiliamo Cavallo
" (...) Elisa Dani con il suo nuovo spettacolo va all'analisi e alla conseguente rappresentazione del complesso rapporto tra amore e guerra, tra vita e morte. Lo fa con testi tratti da Hillman stesso, ma anche da scritture, e da una canzone, creati dagli attori stessi ed un testo bellissimo sull' 11 settembre. Il risultato è tecnicamente impeccabile, aiutato dalla maestria di conduzione della Dani, la sempre più evidente bravura degli attori, le luci di Cristina Titti Ferrero, gli oggetti che richiamano da una parte l'imposto conformismo militaresco, e dall'altra l'edonismo della società del benessere (...)

pubblicato sul settimanale La Bisalta il 21 giugno 2019 a cura di Adriano Toselli
" (...) non sono solo corsi di recitazione, le Palestre di teatro, sono qualcosa di diverso, anche se insegnano a recitare, pure. Accanto alla creazione di un gruppo affiatato, si cura la formazione individuale, si elaborano insieme i testi, si scrive, perchè il prodotto finale sia frutto del contributo personale di ognuno, sviluppando le sensibilità particolari..."

                         
             
                 

2017/2018
E TU DOVE PASSERAI L'ETERNITA'?
c/o seminterrato Palazzetto dello Sport di Boves
Uno studio sulle paure. Sugli angeli immobiliari. Su Orfeo ed Euridice. Sui tanti Emilio. Sui vivi e sui morti. Su: "cosa c'è dopo?". Sulla carne tritata e spazi bianchi tra le parole. Sui giuramenti. Su ciò che sta un pò più sotto...del resto. Sulla parola accidia e sui gadgets. Sugli egomostri e naturalmente sui guanti di gomma.

pubblicato su Agenda Rock Teatro il 25 maggio 2018 a cura di Paolo Bogo
Condotti da un angelo un po’ burocratico in calze a rete rosse e sandali argentati con tacco, i 12 spettatori ammessi ad ogni recita si sono ritrovati in un suggestivo non-luogo tra la vita e la morte, dove le azioni e le parole degli attori s’intersecavano con oggetti quotidiani (una caffettiera, guanti da cucina, riviste, specchi, chiavi, mattoni), suoni, musiche, luci e filmati (il Bergman del forse un po’ scontato “Settimo sigillo”, il sorprendente Lynch del videoclip di “Beat The Beat” di Chrysta Bell, il Bosch del “Giardino delle delizie” reinterpretato al computer dagli olandesi di Studio Smack).
Un simbolismo inquietante e a tratti metafisico per uno spazio surreale e reale allo stesso tempo, in cui Euridice muore più volte in quella che, a tutti gli effetti, è una "scena del crimine" e la Morte stessa usa un tritacarne al posto della falce e ha un assistente vestito da panda. Una terra di nessuno dove le ansie raccontate non sono affatto sconosciute o ipotetiche e spesso vengono attutite con ansiolitici e antidepressivi, elencati ad libitum.
Fino all’incontro finale (al ritmo di “Vince chi molla” di Niccolò Fabi) tra i due mondi: morti e vivi, attori e spettatori, grazie ad uno sguardo personale, insistente e coinvolgente di ciascuno dei primi verso ciascuno dei secondi. Senza più reti protettive. Senza più “io” entro cui trincerarsi.
Uno spettacolo che meriterebbe ancora molte repliche.

2016/2017
MORTO UN EROE SE NE FA UN ALTRO
c/o Area Ecologica di Fontanelle
Declinare identità e significato della parola eroe oggi.
L'indagine parte dall'immginario individuale e collettivo.
Da Jan Fabre a Dostojesky. Da Sequeri a Simone Weil. Mariangela Gualtieri ed altri ancora.
Dov'è il nostro eroe? Cosa significa fare memoria della bellezza come atto eroico?
Si presenta il lavoro in un'area ecologica. Il luogo per eccellenza del riciclo.
Il ciclo di ciò che non serve più a niente. Che non viene gettato via ma può rinascere per diventare qualcos'altro: la chance che la fragilità e l'errore danno alla nostra vita. Se accettati e perdonati.


2015/2016
TUTTI GIU' PER TERRA
c/o Cimitero montano di San Giacomo di Boves
Un lavoro di flusso di pensiero sull’addio.
Sei donne. Sei sedie. Sei mazzi di fiori.
Un flusso continuo di parole che partono dalla parola addio per sviscerarne i significati.
La scelta di restituire il Lavoro alla comunità in un cimitero montano:
il Cimitero è luogo eterotopo cioè unione/separazione della città dei vivi dalla città dei morti.
L’altra città in cui ogni famiglia ha una dimora. Il luogo per eccellenza degli addii.
I cimiteri sono relegati ai margini dei centri abitati.
In certe occasioni arli rivivere renderebbe la morte al tempo stesso più vicina e più lieve.
Riappropriarsi attraverso il teatro di luoghi che vengono relegati al di fuori della città.
Riportare la morte dentro la vita. Farci in qualche modo i conti.
pubblicato su LA Stampa a cura di Gianni Martini mercoledì 25 maggio 2016
Dove, meglio di un cimitero, si può parlare, ragionare, soffrire, meditare su un tema come la Morte?
Se a farlo son un gruppo di donne coraggiose che si sono messe in gioco senza remore, senza paure, pronte a dialogare con un pubblico colto, ne viene fuori una serata straordinaria, per molti versi, indimenticabile. Lo scenario è San Giacomo di Boves, una frazione di montagna. (...) Lo spettacolo veloce, denso di colori, luci e contenuti, di citazioni dai classsici delle letteratura, della poesia, insieme a ragionamenti intimi,  magia. Ipnotico, corale, femminile. "Per i nostri morti che fanno della morte un luogo abitato, e per i nostri vivi, che rendono la vita uno specchio fatato.

pubblicato sul settimanale La Guida VISTO CON VOI a cura di Paolo Bogo il 2 giugno 2016
(...) muovendosi su una partitura gestuale che univa azioni quotidiane a movimenti enigmatici e utilizzando il profliferare di oggetti consueto nei lavori della Dani, le sei attrici hanno costruito con lei una drammaturgia di notevole impatto lirico, spesso basato su elenchi di frasi, immagini e sensazioni, quasi a costruire il racconto frammentato degli infiniti intrecci tra vita e morte, sentimenti, amore e memoria. Alla fine il sestetto, con un opportuno cambio d'abito, assumeva anche l'apparenza di coloro che, ora quel cimitero, lo abitano, instaurando un dialogo tanto misterioso quanto necessario.

2014/2015
SE IN PIEDI O SEDUTI
MA IL CERVELLO...COSA?
c/o Palestra New Energy Boves
"...perché è intorno al corpo che le cose si dispongono. è rispetto ad esso come rispetto a un sovrano che ci sono un sopra un sotto una destra una sinistra. un avanti un dietro. un vicino un lontano. il corpo è il punto zero del mondo. là dove i percorsi e gli spazi si incrociano. Il corpo non è da nessuna parte..." (M.Foucault)
Abbiamo misurato e sfuocato noi stessi. Abbiamo scritto e creato un “set del corpo” entro cui dire cose “autentiche”. Un modo per affrontare la tematica del rapporto con il proprio corpo e con il proprio ed altrui bisogno di amare ed essere amati.


2013/2014
CONSIDERAZIONI INTORNO
AL TUO VOLTO
nello specchio del vostro testo il testo del vostro specchio
c/o Atlante dei Suoni Boves (allestimento di una sala bar)
Parole per interrogarsi su cosa sia un ritratto. Per cercarne il senso in una definizione.
Per andare oltre l’apparenza e “scavare nelle cantine” (come direbbe Italo Calvino).
Per incontrare l’altro e per farsi raccontare la sua storia.
Ritratto ed autoritratto: come posso dire qualcosa di me. E di te?
Cosa mi piacerebbe ritrarre di te? Gli scrittori? Come posso farlo io? Un flusso ininterrotto del dire.
I testi sono stati in parte scritti dai partecipanti durante il lavoro di scrittura creativa del laboratorio.
In parte sono stati attinti dalla letteratura (Baricco- Benni- Calvino- Dante- Shakespeare).


                                                     luci e tecnica Titti Cristina Ferrero